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Caviale
e Champagne! Ma che, almeno, sia rigorosamente italiano il
primo.
Infatti, Calvisius, nome d'arte di quel miracolo produttivo
dell'Agroittica Lombarda di Viadana di Calvisano (Brescia),
15 miliardi di lire di fatturato nel 1999, leader in Europa
nell'allevamento dello storione bianco grazie alle acque calde
di un'acciaieria, è l'ultimo grido nelle raffinatezze
culinarie italiane. Le Caviar de Venise, come l'hanno subito
battezzato i francesi, ha imbandito le migliori tavole natalizie
parigine facendo salire agli allori delle classifiche il caviale
bresciano, nuovo colpo di fantasia del genio italico. Già.
E non si tratta di una delle solite trovate commerciali. E'
vero caviale, fresco e dal gusto Original Malossol, con poco
sale, considerato dagli epicurei del palato il non plus ultra.
Un prodotto insomma, in grado di competere con gli storici
e aristocratici Beluga, Osetra e Sevruga (le qualità
migliori possono toccare i 7 milioni di lire al chilogrammo).
Due tonnellate di uova non inferiori ai 2,2 millimetri, dal
colore perlaceo nero immesse quest'anno sui maggiori mercati
di consumo europeo dall'Agroittica Lombarda. Venti tonnellate
nei prossimi dieci anni come obiettivo tendenziale. Un risultato
che, se raggiunto, collocherebbe l'Italia tra i maggiori produttori
di caviale del mondo visto che i numeri di questa secolare
leccornia, in capacità produttiva, sono di 74 tonnellate
in Iran e 100 in Russia. Oggi l'intera produzione del Mar
Caspio non tocca complessivamente le 200 tonnellate e questo
a causa dell'inquinamento e dei massicci contingentamenti
imposti dalla convenzione di Washington dell'aprile del 1998
che ha dichiarato razza protetta lo storione ormai in via
di estinzione, anche a causa della pesca indiscriminata (nel
1997 la raccolta nel Caspio è stata di 350 tonnellate
legali e 150 clandestine).
"La rivoluzione del caviale italiano", spiega Sandro
Cancellieri, amministratore delegato di Agroittica Lombarda,
con alle spalle decenni di esperienza nella troticoltura,
"è iniziata nel 1982 quando, attraverso un accordo
con l'Università di Devis, in California, iniziammo
a importare avanotteri di Acipenser Transmontanus, lo storione
bianco. Fu una scommessa poiché il nostro è
un allevamento a lenta crescita, con cicli di cinque anni
e nelle prime fasi ad alto rischio di mortalità. Dopo
aver consolidato il patrimonio ittico siamo passati alla produzione
di carni pregiate e nel 1992 abbiamo ottenuto il primo caviale
con la piena maturazione delle femmine riproduttrici. Nel
1996 abbiamo raggiunto la totale autonomia produttiva. Un
primato che ci qualifica a livello europeo in quanto siamo
gli unici a detenere il know how d'allevamento a ciclo completo.
Dall'inseminazione alla schiusa delle uova, fino alla nascita
degli avanotteri".
Ma quella dellÕAgroittica Lombarda, controllata dal gruppo
Feralpi (acciaierie) e da quello Ravagnan (forniture siderurgiche
per acquacoltura) è una storia di impresa molto italiana,
giocata tutta sull'inventiva nostrana. Fu Giovanni Tolettini,
recentemente scomparso, allora azionista dell'acciaieria di
Calvisano, interamente controllata attualmente dalla famiglia
Pasini di Lonato e che fornisce le acque calde all'allevamento,
a intuire le potenzialità del recupero di calore dalle
fasi di lavorazione degli acciai. All'inizio degli anni Settanta
decise di puntare sull'allevamento delle anguille, sperando
nella riproduzione in cattività. Ma ben presto ogni
tentativo si rivelò inutile e per anni l'allevamento
fu gestito solo come struttura di crescita e ingrasso degli
avanotteri acquistati fuori. Dopo un viaggio negli Stati Uniti
Tolettini scoprì lo storione bianco e tentò,
primo in Europa, l'insediamento in Italia. Fu un successo
enorme poiché questa varietà trovò, nelle
acque tiepide delle vasche a ridosso dell'acciaieria, un ambiente
ideale per lo sviluppo e in seguito per la riproduzione. La
presenza degli storioni, d'altro canto, è storica per
i fiumi italiani e fino a trent'anni fa era possibile farne
abbondantissima pesca in molti fiumi del Nord Italia. Ma molti
pesci venivano catturati anche quando risalivano l'Arno, il
Tevere o il Volturno.
Oggi quella che è considerata una delle industrie leader
in Europa nel settore dell'itticoltura si estende su una superficie
di 60 ettari ed è in grado di produrre oltre 600 tonnellate
l'anno di carni pregiate. Ma non solo. A queste si aggiungono
200 tonnellate di branzini striati, altro pesce pregiato con
grandi promesse di mercato, e una variegata offerta di prodotti
affumicati negli stabilimenti dell'azienda come salmone, trota,
pesce spada e tonno. "Il 50% della nostra produzione
è rivolta al fresco" spiega Cancellieri, "mentre
l'altro 50% all'affumicato e ad altri prodotti come uova di
lompo nero e rosso, gamberetti cock e in salamoia, surimi,
nero di seppia e bottarga di tonno. Nel 1998 l'azienda ha
deciso di potenziare l'area del fresco, veicolato nella grande
distribuzione, ed è stata una scelta strategica di
grande successo tanto che il fatturato di questo settore è
balzato a 7 miliardi di lire grazie anche al successo del
branzino striato prodotto in Italia quasi in esclusiva da
noi".
Oggi l'Agroittica è una società con proprie
concessioni per l'estrazione delle acque sorgive (1.000 litri
al secondo). Nelle 125 vasche, con il fondo in ghiaia, dove
confluisce l'acqua miscelata degli scambiatori dell'acciaieria
gli storioni crescono naturalmente alimentati con un programma
di mangimi altamente selezionati e con un'ossigenazione costante
che garantisce uno sviluppo rapido e carni sane. Nell'avanotteria,
che si estende su una superficie coperta di 5 mila metri quadri
e dove la temperatura dell'acqua è costantemente a
20 gradi, si svolge una delle fasi più delicate dell'allevamento:
da pochi millimetri gli storioni vengono portati a dimensioni
anche di 40 centimetri prima di essere immessi nelle vasche
all'aperto. Altra fase delicatissima è quella della
nursery dove vengono fatte schiudere le uova sempre a temperatura
controllatissima. Un elemento molto importante nel successo
dell'Agroittica Lombarda, che punta nel 2000 a 17 miliardi
di lire di fatturato, è da attribuire al modernissimo
impianto di trasformazione di 2.300 metri quadrati costruito
agli inizi degli anni Novanta. Qui il pesce viene lavorato,
filettato in tranci, in carpacci e, naturalmente, affumicato
con particolari segature pregiate di betulle e conifere non
resinose. I punti di forza dell'allevamento ruotano sull'efficienza
dell'intera filera: la garanzia della purezza dell'acqua utilizzata
(sorgiva e di falda), il controllo dell'alimentazione attraverso
mangimi specifici, l'accurata selezione dei ceppi riproduttivi,
che permette di migliorare i caratteri ereditari dello storione
e i rigorosi controlli igienico sanitari sull'impianto di
trasformazione.
Ma un altro dei punti di forza maggiori in futuro sarà
proprio lo sviluppo della produzione del caviale che già
spunta senza timori prezzi da oltre un milione di lire al
chilogrammo. "Grazie a una rigorosa attivitˆ di ricerca
e all'acquisizione di know how specifico abbiamo raggiunto
standard di altissimo livello e crediamo molto alle potenzialità
del nostro caviale", continua Cancellieri, "lo storione
bianco è un produttore di uova di grande qualità
e per questo abbiamo cercato di differenziarlo da quello tradizionale.
Due sono gli elementi che caratterizzano il Calvisius. Innanzitutto
la freschezza. Grazie alla nostra struttura riusciamo a produrlo
in continuazione tra settembre e giugno e questo significa
garantire una preparazione davvero freschissima tanto che
possiamo raccoglierlo anche su ordinazione. L'altra caratteristica
è la delicatezza ottenuta utilizzando poco sale che
consente di gustare appieno il prodotto. Aiutati dalla guerra
del Golfo, che ha decurtato le importazioni dall'Iran, l'inquinamento
del Caspio e le limitazioni imposte dal recente trattato di
Washington, non avendo grandi concorrenti europei, abbiamo
ricevuto richieste anche dai grandi importatori storici svizzeri
e abbiamo scoperto grandi possibilità di mercato".
Destinato, all'inizio, a gastronomie di lusso, ristoranti
scelti e al catering di alto livello oggi l'Agroittica Lombarda
conta di commercializzarlo in alcune grandi catene distributive
e anche su Internet, canale molto utilizzato per questo gioiello
del food. E uno dei fronti di maggior incremento sarà
l'export su mercati europei. La meta: l'intera vetrina di
Petrossian a Parigi, da oltre un secolo tempio del caviale.
Fabrizio
Dé Marinis |